L’innamoramento

Dott.ssa Anna Bernardi

Si può parlare di innamoramento e amore senza correre il rischio di essere banali, scontati, prevedibili?

Troppo si è detto,  si è scritto e sembra che null’altro si possa aggiungere.

Eppure l’esperienza amorosa continua ad attrarre perché è tutt’altro che afferrabile: rimane avvolta da un alone di mistero e costellata da punti interrogativi.

L’innamoramento, “amore allo stato nascente” secondo l’espressione di F. Alberoni, è quello “stato di follia” caratterizzata da un turbinio di emozioni fatto di attrazione, passione, forze impetuose e incontrollabili. E’ un’esperienza soggettiva viscerale, acuta, totalizzante. Si agogna, si desidera così avidamente innamorarsi perché riporta a una sorta di Ideale Arcaico, biopsichico che trova il suo modello nella vita uterina in cui si è immersi in una dimensione di fusione, di esclusione della divisione. E’ l’innamoramento la ricerca di quel luogo in cui ci si trova avvolti in una nicchia, in un guscio dove governa la soddisfazione piena e permanente.

Con la nascita si abbandona il luogo sicuro che è il corpo materno. E’ un atto ineludibile, assolutamente necessario per entrare nel mondo reale, ma inevitabilmente si perde quella condizione di ”beatitudine primigenia”, si viene strappati dal caldo liquido amniotico, per ritrovarsi nell’esistenza (dal latino ex-sistere, stare fuori). Ma mai, mai si smetterà di ricercare l’incantesimo della fusione.

Quando ci si innamora è potente l’idea di costituire un tutt’uno con l’altro, di fare ritorno al mito dell’indistinzione, dell’Uno. Si trasfigura l’immagine del partner, si proiettano su di lui aspettative ed investimenti, lo si riveste di illusioni. Si persegue la propria idea di amore senza domandarsi se quella persona è realmente adatta a noi. In questa fase di piacevole confusione si guarda la realtà attraverso una lente deformante,  non si ha una visione chiara dell’altro che diventa unico, straordinario, insostituibile e a cui si riconoscono prevalentemente le qualità.                     Attraverso l’innamoramento tutte le aspirazioni di accudimento, attenzione, conforto che popolano il vivere interiore sembrano venire appagate. Ma per quanto tale esperienza risulti vivificante e  rigenerante il pericolo è rimanere su un piano ideale e non reale.

L’idealità, percepire l’altro acriticamente come Assoluto, ciò che di più prezioso esista può perdurare per un periodo fisiologico, passeggero e non può perpetuarsi nel tempo. Il rischio potrebbe essere quello di inseguire vanamente il ricongiungimento simbiotico della diade materna. L’amore non può che partire dal riconoscimento della separatezza dall’altro, dalla progressiva costruzione di una salda identità che può permettere alla coppia di mantenere una tensione emozionale ed affettiva e contemporaneamente alla relazione di evolversi e trasformarsi.